Erba Medica e azotofissazione

Cosa è l’azotofissazione e quali sono le colture che aumentano maggiormente l’azoto all’interno del nostro terreno?

Le piante dedite alla trasformazione dell’azoto atmosferico (N2) in azoto ammoniacale (NH4+) utilizzabile dalle piante sono le leguminose. Questo è possibile grazie alla simbiosi che lega le radici di queste piante a dei batteri azotofissatori del genere Rhizobium.

Queste simbiosi sono visibili anche ad occhio nudo come dei piccoli nodulini alle estremità delle radici.

Le piante che azotofissano grazie a questi batteri, perciò non hanno bisogno di concimazioni azotate ma solo di avere a disposizione nel terreno fosforo e potassio per la crescita delle radici e dei frutti.

Utilizzo delle leguminose nelle rotazioni

La rotazione colturale, ovvero il cambio di anno in anno della specie coltivata sullo stesso appezzamento, ci permette di sfruttare i nostri terreni in maniera migliore e senza “stancarlo” troppo.

Ogni coltura utilizza i micro e macro-elementi che trova nel suolo in maniera diversa. È altrettanto vero, però, che ogni coltivazione apporta anche dei benefici, come le brassicacee che hanno una azione nematocida, le graminacee che con il loro apparato radicale molto fascicolato portano micro-porosità al terreno e le leguminose che apportano l’azoto che poi verrà utilizzato anche dalle colture che verrano successivamente.

Fare le rotazioni non solo ci permette di sfruttare al meglio il nostro terreno e di avere più qualità e quantità dei nostri prodotti ma anche di avere un risparmio economico sostanziale, evitandoci delle spese di concimazione molto importanti.

L’utilizzo delle leguminose, infatti, ci permette di poter diminuire l’apporto di azoto tramite i concimi, permettendoci di risparmiare non solo tempo e soldi ma anche di ricreare un equilibrio all’interno dei nostri suoli. Facciamo intervenire le piante al posto nostro!

Le migliori leguminose azotofissatrici

Nel terreno le leguminose possono azotofissare da 50 a 300 kg di azoto ad ettaro all’anno.

Molti studi dimostrano che la migliore azotofissatrice è la medicago sativa ovvero l’erba medica (300 kg/ha di azoto fissato all’anno). Dopo di lei, tra le colture più utilizzate, troviamo la sulla, il trifoglio resupinato, i trifogli poliannuali, la veccia e tutte le altre azotofissatrici minori.

Le colture poliannuali a fine del loro ciclo apportano più azoto rispetto alle annuali. La sulla per esempio può apportare fino a 400 kg a ettaro in un ciclo di più anni e il trifoglio pratense fino a 600 kg a ettaro ma l’erba medica supera i 1000 kg a ettaro.

Ovviamente le leguminose una parte dell’azoto che riescono ad azotofissare la devono riutilizzare per crescere e vivere, ma l’erba medica è la pianta che più ne produce e che meno ne utilizza per il proprio fabbisogno, lasciando al terreno una percentuale di azoto molto più alta rispetto a tutte le altre colture.

Perché scegliere l’erba medica e le caratteristiche necessarie in base ai terreni ed ai climi

L’erba medica è una pianta poliennale e multisfalcio (fino a 4 in un anno) con l’apparato radicale più profondo di qualsiasi altra leguminosa.

È una specie che resiste molto bene alla siccità ed alle alte temperature, preferendo però suoli permeabili con pH alcalini.

Molto importante per l’alimentazione animale, soprattutto grazie alla produzione elevata sia di sostanza secca che di proteine.

La scelta dell’erba medica va in base all’areale in cui siamo e al clima. Infatti è importante sceglierla in base alla durata del periodo freddo, per poter acquistare un seme con una dormienza che ci permetta di non avere problemi di germinazione. Le più dormienti vanno seminate nel climi rigidi e le meno dormienti in climi più caldi con un scala che va da 5 per le meno dormienti a 9.

Nei terreni più poveri è sempre meglio utilizzare un prodotto più rustico, con foglie più piccole e steli fini come un buon accestimento e crescita molto rapida, come la nostra erba medica Riviera queen.

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